È il nostro ultimo giorno a Buenos Aires, il penultimo qui in Argentina, domani saremo a Temperley, giovedì si riparte.
Quattordicesimo giorno di raccolta di storie. Un “montòn” di storie come dicono da queste parti, tante, con delle sfumature umane che compongono un mosaico di esistenze.

La giornata inizia con Mariana Ayelen Iturri, una musicista e cantante poliedrica, la raggiungiamo a casa e ci accoglie nel suo studio, ci racconta il rapporto con il suo nonno materno, casellese e alla fine, canta e suona per noi. Mi piace, le chiedo se ci concede qualche suo brano per la playlist delle musiche del nostro documentario, ci sta! Sta per pubblicare un libro, la invito in Bottega per una serata di musica e lettura, non si sa mai!

La mattinata poi ci porta a Buenos Aires dove incontriamo Nicolas Ernesto Florimonte che gestisce la bottega di macchine da cucire messa su dal papà nel 1954. Varcando la soglia di Casa Florimonte sembra di entrare in un’epoca ormai passata, invece quella bottega è dentro al nostro tempo. Mentre noi siamo lì ad intervistarlo entrano diverse persone interessate alle sue macchine. Tanti emigranti sono stati sarti e Ciccio, il papà, li conosceva tutti.

Continuiamo a girare per Buenos Aires e finalmente intervisto anche Max che racconta del rapporto con suo nonno Gennaro. Nel pomeriggio torniamo a Temperley proprio con Max che prima di salutarci si concede un mate con me e Mario. Abbraccio finale con le lacrime agli occhi e arrivederci a Caselle.

La giornata si conclude con altre sei storie raccolte, tra queste, Antonio Rivello, ad un certo punto tira fuori dalla tasca un pezzo di legno e dice “questo l’ho preso nella terra dei miei nonni, a Caselle, è la corteccia di un albero, la tengo a casa perché mi ricorda il paese di mio padre”.