Il romanzo siamo noi. A Cip, come accade in ogni paese e comunità senza tempo, le vite non scorrono isolate, ma si raccolgono, si riconoscono, si intrecciano. Tra riti, lavoro, infanzia e vecchiaia, tra memoria e paesaggio, prende forma una comunità che esiste nella continuità delle sue storie, nel modo in cui le custodisce e nel modo in cui le trasforma.
Le mille e una Cip. Romanzo di comunità si apre con l’arrivo di Alùna, creatura mitica e insieme profondamente umana, appartenente a una stirpe femminile che si rigenera identica a sé stessa ogni centoundici anni. Alùna giunge a Cip non come una straniera, né di passaggio, ma come figura che si connette con la comunità che, da sempre, le appartiene, quasi come se, prima di nascere, la sua anima fosse già in cammino. Nel tempo del suo restare, Alùna si fa custode delle vite, delle memorie e dei desideri della comunità: ascolta, raccoglie, trattiene, racconta, fa emergere storie che si cercano, si sovrappongono, cambiano, si spostano, aprono possibilità inattese, fino a comporre un disegno
più grande, in cui ogni esistenza sembra partecipare a una trama che la precede, la modifica, e la consegna al futuro. Il romanzo si configura come un affresco corale, in cui le storie individuali si intrecciano a formare il ritratto di un’intera comunità. Attraverso lo sguardo e i pensieri di Alùna e di Giacobbe, il suo amico più caro, diventa anche una riflessione più ampia sul modo in cui una comunità si costruisce e si trasforma: sul lavoro come forma che plasma le vite e i legami, sull’immaginazione come possibilità di apertura e cambiamento, sul tempo come spazio in cui memoria e futuro si contendono il senso delle esistenze, sui desideri che diventano orizzonti, sulla padronanza che forma le persone e trasforme le comunità. Il paese si rivela allora come un albero antico: radicato nella memoria, nutrito da ciò che è stato, capace di generare rami sempre nuovi. Perché le storie, come gli alberi, a Cip, sulle carte topografiche Caselle in Pittari, creano, raccontano e ricreano.
Alphabeta. Un libro diviso in due parti dedicato alla scrittura e alle sue origini.
Il lato Alpha racconta 26 storie, una per ogni lettera, più una storia che le accompagna, fa da contenitore, da contesto.
Il lato Beta racconta invece i 20 segni arcaici dell’alfabeto protosinaitico con 20 didascalie e le definizioni tratte da Marc-Alain Ouaknin.
Segni e lettere che generano parole scritte nei millenni sulla pietra, sui papiri, sulla carta, sui display digitali.
Un sillabario con due approcci narrativi. Un viaggio per ragazzi, genitori e nonni. Un arnese per gli artigiani del racconto, per chi ha voglia di creare e di sperimentare. Uno strumento per le scuole, per le associazioni e le agenzie educative.
Un insieme finito di segni e di lettere per raccontare un numero infinito di storie.

