Settimo giorno. Buenos Aires, ecco qui, questo è il nostro primo giorno quasi interamente dedicato alla capitale. Siamo arrivati qui una settimana fa, ma il nostro tempo fino a questo momento è stato dedicato solo alle storie di emigrazione, ne abbiamo già raccolte tante e tante ne mancano ancora.

Prima di lasciare Temperley troviamo il tempo di fare due interviste, Stella Maris e Michelangelo, nati qui, ma il loro papà era di Caselle, le loro storie si concludono con un dispaccio di fotografie che ci fanno emozionare tanto, una in particolare, la trovo strepitosa, un giovanissimo Michele (ù mulacchiu), ritratto in Germania, mentre dirige dei musicisti per strada, su una seggiola di legno.

 

Michelangelo ci mostra dei nastri audio che erano stati registrati dal suo papà così Adriana ricorda di avere il registratore del suo papà e di avere anche altri nastri, lo recupera funzionante e lo mettiamo da parte, nei prossimi giorni proveremo ad ascoltarli.

La mattinata è piovosa, ma Buenos Aires ha un che di malinconico e ci piace camminare un po’ sotto la pioggia, tra una biblioteca, un caffè letterario, qualche mostra di arte contemporanea e il museo del mate, passando per Plaza de Mayo dove ricordo le mie letture appassionate sulla Madri dei desaparecidos.

 

Visitiamo la tomba di Josè San Martin eroe nazionale dell’Indipendenza Argentina dalla Spagna e ci mettiamo a riflettere sulle varie forme di indipendenza. Pensando alle lotte degli argentini, dei cileni e dei peruviani per liberarsi dalla colonizzazione spagnola, ho riflettuto un po’ su quanto, in qualche modo anche l’emigrazione ha una qualche forma di indipendenza.

L’emigrante cerca di rendersi indipendente da un futuro che sembra essere segnato, cerca una indipendenza economica, vuole dimostrare a se stesso e alla sua terra di origine che “da solo” ce la può fare, che sa cavarsela nel mondo.

Con la testa avvolta da questi pensieri passiamo da una strada all’altra, incrociando almeno due cortei di protesta, uno proprio sotto alla casa del parlamento.

 

Nel pomeriggio ci ritroviamo con Max e Maria e la giornata si conclude con una bellissima esperienza artigiana. Adriana, nei giorni scorsi, sapendo che Mario, il mio compagno di viaggio, è un barbiere, ha prenotato una visita in una Barberia storica di Buenos Aires, una vera e propria chicca. Il Gran Patron si chiama, e guarda caso, proprio come il mio amico Mario, anche Adrian, il barbiere proprietario di questo posto, adora la musica e mentre ci rasiamo la barba intorno a noi un tenore intona delle opere in italiano. Mario è felice come un bambino al parco dei divertimenti e noi ci deliziamo in un luogo in cui la cultura Europea, Italiana e Francese, sembra essere impressa come una sorta di filigrana.

Prima di tornare a casa una bella pizza.