Ci sono letture che ci accompagnano in momenti particolari della nostra vita e letture che si muovono con noi. Quelle di Borges, da quando le ho incontrate, si muovono con me e questa volta, in questo viaggio, ho deciso di portarle con me e di intrecciarle con le storie di emigrazione che sto incontrando. I libri che ho messo in valigia sono “Finzioni” e “Aleph”. Questo che segue è l’indice delle letture che sto facendo in questo viaggio e dalle quali estrarrò qualche frammento per il documentario finale. Nella selezione dei titoli mi sono fatto aiutare da Vincenzo Moretti che tanti anni fa ormai mi ha fatto scoprire il Maestro Borges.  

Aleph
1.⁠ ⁠La casa di Asterione
2.⁠ ⁠Lo zahir
3.⁠ ⁠L’Aleph da “In via Garay”

Finzioni
1.⁠ ⁠Tlön, Uqbar, Orbis Tertius
2.⁠ ⁠Le rovine circolari
3.⁠ ⁠La lotteria Babilonia
4.⁠ ⁠La biblioteca di Babele
5.⁠ ⁠I giardini dei sentieri che si biforcano
6.⁠ ⁠Tre versioni di Giuda

Sette sere
1.⁠ ⁠La Divina Commedia

e alcune poesie sparse..

Ieri, 1 ottobre 2026, primo giorno di permanenza qui in Argentina, la nostra prima tappa è stata Adroguè, dove c’è una delle dimoere di JLBorges e dove è stato bello leggere un pezzettino di “Il giardino dei sentieri che si biforcano“.

 

C’è un legame tra i testi di Borges, soprattutto le pagine di Finzioni e dell’Aleph, a quello che sto cercando tra Caselle in Pittari e Temperley, un legame forse poco razionale ma che mi è stato ispirato dalla natura “labirintica” di molte storie che Borges racconta. 

Ne I giardini dei sentieri che si biforcano, Borges immagina un romanzo-labirinto in cui il tempo non si dirama in un’unica direzione: ogni bivio genera futuri paralleli, tutti ugualmente reali, tutti coesistenti. È l’immagine più precisa che ho trovato per descrivere due vite di una stessa famiglia: quella di chi, a metà Ottocento, ha preso la nave per l’Argentina, e quella di chi è rimasto. Due diramazioni dello stesso sentiero.

C’è poi Lo Zahir, l’oggetto che una volta visto diventa incancellabile, che finisce per occupare tutto il pensiero di chi lo ha incontrato. La metafora più onesta di cosa sia, per chi è partito, la terra d’origine: non un ricordo tra tanti, ma un punto fisso che resta ossessivamente presente anche a distanza di generazioni.

E infine Tlön, Uqbar, Orbis Tertius, il racconto di un mondo inventato che, diffondendosi, finisce per sostituirsi silenziosamente al reale. Un po’ provocatorio come pensiero, ma utile per riflettere su come si costruiscano delle realtà parallele che si nutrano di narrazioni sovrapposte e spesso frutto di un misto tra realtà e fantasia. Una Caselle in Pittari raccontata e tramandata tra le generazioni, diversa da quella che esiste oggi qui, ma viva nella memoria dei pochi che hanno vissuto lì anche solo qualche anno. Forse la più reale. E poi, c’è il paese di chi lo ha solo immaginato attraverso i racconti dei propri cari.