Me lo ripeteva sempre mio nonno da piccolo, hai la testa dura come la pietra.

Testa dura come la pietra è un gioco, un esercizio, dedicato soprattutto a quelli che come te credono che le cose più interessanti di questo mondo siano il risultato di uomini e donne che si impegnano nel fare non solo quello che gli piace fare ma lavorano duro per farlo. Studiando, faticando e facendo si che le cose accadano, anche quando, forse, non sarebbero potute accadere.
uMastru, che bello ritornare a scriverti dopo qualche settimana.
 
Il tema di questo post ti è molto caro, per questo ti chiedo un po’ di pazienza, e ti chiedo pure di fermarmi, di fermarti, mentre lo stai leggendo e se necessario appuntarti qualche idea che ti viene in mente e che potrebbe contribuire a rendere più ricco questo punto di vista, magari.

I protagonisti di questa storia sono due: la Pietra e Luca.

Cominciamo dalla pietra, per una questione di anzianità. La cosa straordinaria della pietra è che nella sua durezza nasconde una fragilità e un equilibrio che hanno tanto da insegnarci. Per arrivare fino a noi ne ha fatta di fatica, la pietra è forse la cosa che più di tutte testimonia l’andare incondizionato del tempo e delle cose, il sapersi plasmare conservando però la forza. Lei, la pietra è al servizio sia del bene che del male, sa essere dimora e strada, strumento di vita e di morte.
Luca Pellegrino. Lo conosci già, è uno che la testa la tiene dura, già l’anno scorso ne ha dato prova, partendo da #Cip alla volta delle Colonne d’Ercole, con la sua moto, per un viaggio in solitaria, con un’altalena da appendere sopra un baobab. (qui puoi vedere il video della sua avventura: https://www.facebook.com/bottegajep…)
Appena lo conosci sembra una persona “normale”, oltre ad essere il marito di Laura e il padre del piccolo Giuseppe, gestisce il tabacchino di famiglia a #Cip e appena la vita glielo permette si concede delle lunghe pedalate o delle lunghe corse, così, per sudare, dice lui, per tenersi in forma. In una chiacchierata con lui, un giorno, mi disse: “senti ma lo sai che vado sul Monte Pittari correndo?” niente di strano gli risposi senza pensarci su due volte, “si ma la stessa mattina faccio il percorso di corsa anche 2 o 3 volte di seguito e voglio provare a migliorarmi sempre di più”.
uMastru, oramai un po’ mi conosci, queste cose non me le faccio scappare, iniziai a pensarci su e dissi a Luca, tieniti in forma che questa cosa la voglio incastrare in un video.

Si impara a resistere

Imparare a resistere è un privilegio, non tutti ci riescono, sono quelli che chinano la testa quotidianamente, che si esercitano, che studiano e ce la mettono tutta che imparano a resistere. Se ci pensi caro mio, la perseveranza appartiene a tutti, ci appartiene da quando veniamo al mondo, lungo la vita poi ci sono momenti in cui riusciamo ad essere più forti e tenaci e momenti in cui ci lasciamo andare.
Se tu ogni giorno, nel fare quello che fai, lavori duro e cerchi di portarti a casa qualcosa che il giorno prima non avevi, succede che ci prendi gusto e il giorno dopo fai ancora un passo in più e l’aver imparato a resistere diventa un’abitudine, un tuo modo di fare!

La fame, una condizione necessaria per l’apprendimento

Nel momento in cui Luca mi ha parlato di questa sua sfida, di questa sua piccola impresa “normale” mi sono detto: questa è una bella scusa per fare qualche passo in avanti su un tema che mi sta tanto a cuore. Per continuare a ragionare su cosa muove le persone verso il raggiungimento dei propri obbiettivi, verso il superamento dei propri limiti.

Questa è una cosa che, negli ultimi anni, ho cercato di capire nelle persone che mi circondano. La fame, la grinta, la voglia di prendersi i propri spazi conquistandoli a botta di studio e di lavoro.

Intendiamoci, chiamo “fame” quella che forse per altri si chiama grinta, a me piace chiamarla fame perché mi fa pensare che è legata alla sopravvivenza, alla possibilità di continuare a stare al mondo.

Imparare cose nuove e innestarle in quello che si è sempre fatto è sacrificio, non è solo intuizione e talento.

Studio, tempo investito nel cercare, nell’apprendere e nello sperimentare.

uMastru, spesso in Bottega ci chiediamo quali sono i modi migliori per stimolarci e per stimolare coloro che collaborano con noi, per diffondere la cultura della perseveranza.

Tra i tanti contribuiti che oggi ci aiutano a ragionare, ad andare avanti su questo tema, ne ho selezionato uno che forse in questo momenti ci sta bene, ascolta cosa ci dice in questo TED Angela Lee Duckworth: Grit: The power of passion and perseverance

I 5 secondi di Alex Zanardi

I limiti ci guidano, i limiti ci forgiano.
“Il dolore è inevitabile, soffrire è un’opzione” – ricorda Murakami. Nella vita, come nella corsa i momenti di crisi sono una questione di tempo (o di chilometri). Quando si incontrano – per quanto l’isolamento sia necessario a rendersi indipendenti nelle scelte – è utile ricordare con chi, per chi e perché muoviamo il passo successivo.
Le pietre per Luca sono dei limiti ma sono nello stesso tempo la leva da dove prendere nuovi slanci. Le pietre per lui servono addirittura per contare i limiti superati.
Come dice Zanardi, quei 5 secondi lì, quei 5 secondi in cui chiudi gli occhi e dici, c’è ancora qualcosa che posso dare, alle volte sono fondamentali. Quei 5 secondi lì ci sono in tutto: nel lavoro, negli affetti, nelle relazioni.
E’ l’idea stessa di provare a dare qualcosa in più nel momento in cui pensavi di aver già dato tutto. “Quando poi porti a casa un risultato che ti sorprende diventa quasi una droga della quale non puoi più fare a meno, quei 5 secondi lì, li vai a cercare dappertutto, in qualsiasi cosa.”

Una montagna da scalare ci fa vivere meglio

Una montagna è ferma, siamo noi che ci muoviamo, una montagna ci accoglie, accoglie la nostra voglia di “scalarla” di salire sulla sua cima e poi di ridiscendere velocemente. Una montagna è un viaggio della pietra e noi mentre siamo su di essa in realtà saliamo su di una zattera, ci mettiamo a correre e navigare. Luca la montagna la scala, mica solo una volta, ci gioca al punto da scalarla più volte nello stesso giorno, di corsa, contando con le pietre le volte che fa il giro. I Nostri passi sono il nostro contatto con la terra, i nostri passi sono il segnale del nostro andare, ripeterli ogni giorno, anche rimanendo apparentemente fermi alla stessa latitudine ci permette di andare, di affrontare nuovi viaggi, di raggiungere mete inaspettate.
Testa dura, come la pietra
Per due mattine d’agosto, io e Luca ci siamo alzati all’alba per girare un video, per due mattine abbiamo chiacchierato e mentre lui si preparava per la sua corsa io lo osservavo, gli rubavo qualcosa, per darla a te, per incastrarla in qualche minuto di film.
Ci siamo divertiti, avevamo bisogno entrambi di chiederci delle cose in più, di stimolarci ancora un po’, di sforzarci e di metterci a studiare, affinché i nostri passi, sulle pietre che scegliamo diventino più forti e più consapevoli.

La corsa non è frenesia, la corsa è un modo per ritrovarsi.

Questo è il video che abbiamo realizzato con Luca, buona visione 😉