uMastru,

ti scrivo dalla carrozza 7 del treno che alle 9,11 di questa mattina è partito da ReggioEmilia per raggiungere Salerno.

Perdonami la lunga assenza da queste pagine, nelle ultime settimane i miei Quaderni di Bottega e più facile rintracciarli sui vari post su Facebook o le stories su Instagram.

Come direbbe mio nonno non mi sono “posato sopra un post”, non mi sono preso un po’ di tempo per organizzare i pensieri rispetto alle tante cose fatte.

Ti chiedo scusa e ti prometto che proverò ad essere più attento ed organizzato, perché di quello si tratta, di attenzione ed organizzazione.

Sono alla fine di un weekend assai intenso ed impegnativo trascorso a FonteVivo, Parma, Emilia, Italia dove si trova Cavalier Atelier.

Un team di ragazzi straordinari, capaci di interpretare al meglio i bisogni di questo mondo che non solo ci vuole sempre più aperti ma ci vuole anche sempre più attenti alle cose autentiche, belle e fatte bene.

Come dici? cosa ci sono andato a fare da loro?

Aspetta che mo ti racconto, piano piano, anche se non posso dirti molto del prodotto che stanno per lanciare sul mercato, questo seguendoli lo potrai scoprire da loro nelle prossime settimane.

Ti posso però anticipare che si sono inventati un prodotto estremamente bello ed elegante, con una tecnologia vecchia come il mondo ma con una visione stellare, degna dei progetti fighi e innovativi a cui ti ho abituato ultimamente.

Facciamo cosi, ti dico quello che ho fatto con loro, postandoti anche qualche foto, provando a raccontare come ci siamo arrivati a realizzare quello che poi vedrai sui loro canali.

Innanzitutto ti devo dire che il prodotto che hanno realizzato è un fatto  che ci dimostra che mettere insieme diverse competenze e diverse generazioni non è un limite ma una grossa opportunità.

Ti dico solo che la madre di Emanuele (detto Cavaliere) è una delle protagoniste assolute di questo racconto.

Emanuele Cavaliere Gaito, ci tiene al fatto che bisogna chiamarlo anche Cavaliere, sai perché?

Perché era il nonno che si chiama così, lui dopo aver trascorso parte della sua infanzia con il nonno ha promesso al mondo che ne avrebbe portato avanti il nome, nello stile ma sopratutto nella sostanza.

Come dici? non stavamo parlando di un atelier creativo in cui sono coinvolti dei giovani designer, architetti, fotografi e fabbri?

Si hai ragione ma uno dei prodotti che si sono inventati è un prodotto conosciuto da tutti, realizzato grazie ai saperi tradizionali che Cavaliere porta dalla sua terra (lui è di Sarno) proposto in chiave elegante e moderna in un packaging innovativo e (apparentemente) improbabile per il tipo di prodotto. Poi vedrai, intanto ti dico che lo hanno chiamato “ilCav”

Dicevo, mi sono ritrovato lì per qualche giorno grazie allo straordinario potere della connessione, ho conosciuto Cavaliere grazie al fratello, Raffaele Gaito, che tu già conosci da tempo.

“Vogliamo te per i nostri video” mi scrisse qualche mese fa quando mi chiese di curare la realizzazione dei video che avrebbero accompagnato il lancio del prodotto.

“Perché?” gli risposi

“Perché? non ci serve uno che ci fa un video, ci serve uno che pensa insieme a noi il modo migliore per raccontare al mondo la nostra creazione e lo realizzi, insieme a noi, facendoci partecipare e rendendoci parte del racconto in maniera vera e non finta, costruita si ma con autenticità.”

“Bello, spero di riuscirci, ci sto”

Venerdì mattina, ore 7,00 eccomi in Atelier, prima di partire per il lungo weekend troviamo il tempo per dare il giusto valore a questa luce che filtra, dal tetto di legno, la luce inizia ad illuminare le pareti fatte di sogni da realizzare e cose da fare per portare avanti questa storia, sogni concreti insomma, degni di imbrattare i muri.

Molecole di Atelier, è così che l’ho sentito questo video, è così che te lo voglio presentare.

Ago, filo e acciaio.

La modellazione 3D, il disegno in CAD in questa storia fanno il pari con mamma Terry che cuce e intreccia colori diversi, crea trame, crea forme che prima non esistevano e fa sorridere le persone che indossano questo piccolo gioiellino.

Poi c’è Giuffro (Luca), che lavora l’acciaio, come dici cosa centra l’acciaio? adesso vuoi che ti dica troppo, aspetta e vedrai.

Giuffro è un altro dei componenti dell’Atelier, combinando le sue competenze da designer con la forza dell’azienda di famiglia fondata da suo padre Giancarlo, oggi realizza forniture in acciaio che ti posso assicurare sono di una delicatezza e di un’eleganza disarmante.

Poi ho conosciuto Brioh (Andrea), l’amministratore della società che gestisce l’Atelier, un ragazzo pratico, consapevole delle difficoltà da affrontare per stare al mondo (è così che deve essere un’amministratore non credi?) ma dal sorriso incoraggiante e pieno di cose nuove nelle quali credere. 

Nel weekend abbiamo avuto con noi anche Giò (Giovanni), un fashion designer che si è già fatto notare in varie occasioni e che porta all’Atelier una visione che contamina e colora.

Giò mi ha dato una grossa mano anche nella realizzazione dei video, devo dirgli grazie anche per la raccolta del materiale di backstage.

Prima di lasciarti ti devo dire altre due cose importanti.

Me ne torno a casa ancora più convinto del fatto che la famiglia è la forza di gran parte dei progetti che portiamo avanti. Mamma Terry te l’ho già presentata ma ti posso assicurare che tutto quello che Cavaliere porta avanti con il suo team è sostenuto dal lavoro scrupoloso e silenzioso di Anna, la sua compagna di vita e madre del piccolo Andrea.

La seconda cosa è che prima di andar via i miei amici hanno voluto invertire l’ordine della scena, hanno voluto fare loro un’intervista a me, hanno voluto sapere di più, hanno voluto che mi raccontassi e mi hanno emozionato quando mi hanno detto “non stupirti se proviamo a raccontarti come parte di questo processo di valore, quello che stiamo facendo in fondo è frutto del nostro incontro e del nostro aver lavorato insieme in questi giorni”

Ti saluto dicendoti che sono felice per aver scritto questo post, perché si, penso che senza un costante esercizio nella scrittura non si possa diventare mai bravi fino in fondo a raccontare le cose con le immagini.

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