Oggi siamo con Rocco Benevento di Archivitaliani.it. Rocco e altri giovani Archivisti stanno portando avanti questo ambizioso progetto che parte dal loro portale ma va a finire negli scaffali vecchi e nuovi, cartacei e digitali degli archivi del nostro paese.

Ho chiesto a Rocco alcune cose sullo stato degli Archivi in Italia e sul connubio che a noi interessa molto: Archiviazione e Comunicazione in quanto “relazione” che questi serbatoi di conoscenze tessono con il mondo che li circonda.

[Guarda il video Talk] 

Quando parliamo di Archivi a cosa ci riferiamo?

“la percezione che il mondo ha di un archivio è molto chiara, e al contempo molto circoscritta, superata l’arbitrario alone di confusione rispetto alle differenze fra un archivio e una biblioteca, l’immagine che si delinea parlando di archivi: è quella di un luogo polveroso, il più delle volte poco frequentato, o frequentato solo in caso di necessità, una sorta di caverna nel quale scendere a recuperare qualcosa. gli archivi sono dunque percepiti come cosa esterna alla normale esistenza

Qual’è il valore degli Archivi Storici nel 2016 ?

“modificherei il genere della parola Valore, restituendola al plurale… I Valori di un archivio storico, sono sempre gli stessi: Senso civico e memoria, aspettative conservative certo ma proiezione verso il futuro. Ricordare serve ad avere strumenti di interpretazione, orientamento e linee di proiezione sul presente. Non esiste archivio che non sia vivo e non esiste archivio che non sia utile.

Secondo te quanto conta oggi per un Archivio comunicare quello che ha al proprio interno?

“la propensione di un archivio all’interazione è drammaticamente svilita dal retaggio culturale-accademico del concetto di archivio come strumento di servizio. L’archivio ha indubbiamente utilità pratiche ma, il suo valore non risiede esclusivamente nella sua funzionalità, è il valore di testimonianza, che rende il documento di per se non solo autorevole giuridicamente ma forse soprattutto, indispensabile culturalmente.
Comunicare è un modo di vedere il mondo, relazionarsi non è un specifica tara di alcuni mondi e altri no, è una complessa sostanza prospettica. Comunicare è in qualche forma lontanissima attribuire valore. Uscire dal proprio mondo e confrontarsi.

Chi ha bisogno degli Archivi?

“Che ci si creda o no ognuno di noi ha bisogno degli archivi, dirò di più… ognuno di noi interagisce quotidianamente con un archivio, è l’immaginario collettivo che definisce cautamente la lontananza di un archivio, ma se ci pensiamo bene, qualunque dato, informazione, strumento, è in qualche modo contenuta e conservata in qualche modo e in qualche posto, sia esso fisico o virtuale. Dovunque esista un informazione, sia essa accessibile o meno, molto spesso il sistema che la preserva, conserva, nasconde, o rende fruibile è un archivio. L’Unica cosa che differenzia un mucchio di carte o di oggetti dalla molteplice forma da un archivio è soltanto il tanto decantato “accademicamente” VINCOLO archivistico, che ci dice che possiamo ritenere un insieme di cose un archivio soltanto quando sono connesse fra loro, vincolate fra loro; e questo vincolo può avere diverse forme o ragioni nel suo essere, per fare un esempio modernissimo pensiamo all’hashtag che connette tanti tweet fra loro. (potremmo tirar fuori #CIP come archivio sul web di un racconto comunitario)

Perchè dovremmo interrogarci sull’accesso remoto agli Archivi?

si è più volte lasciato intendere quanto un archivio sia oggi, liquido, concettualmente certo, ma anche fisicamente,
la produzione di documenti digitale, sommata alla produzione di normativa di riferimento in materia di informazione web, sostiene un passaggio epocale nella frammentazione dell’ordinario universo. questo di certo abbatte i confini fisici dell’accesso alle informazioni, ma dovremmo quantomeno riflettere, se un accesso orizzontale alle informazioni, la loro paventata assoluta disponibilità sia realmente tale, credo che siamo ancora lontani da tutto ciò ma di sicuro il processo è avviato ed inarrestabile. Quindi di SI, assolutamente dovremmo interrogarci tutti su questi aspetti, perché oggi possiamo si contenere un archivio di consistenza chilometrica in un piccolo oggetto, ma non sappiamo se questo oggetto fra pochi anni potrà essere fruito da noi stessi, figuriamoci da i nostri eredi. La macchina da quel punto di vista corre in fretta, è quando c’è fretta molto spesso si perdono i pezzi lungo il percorso, oggi riusciamo a leggere documenti che hanno mila anni sulle spalle e sono scritti in lingue che non si usano più, ma tramandandoci il sapere riusciamo a conservarli e a fruirli, mentre se voglio leggere il contenuto in un flopdisk di pochi anni forse troveremmo diverse difficoltà.

Oggi nella produzione dei contenuti ci stiamo preoccupando di archiviarli? se si in che modo?

Siamo prossimi, o meglio siamo dentro un cambiamento epocale, la ridefinizione dei paradigmi di produzione stessa di informazione e di documento,
citando Vinton Cerf “Se pensiamo a quanta dell’informazione sul nostro vissuto viene prodotta in digitale, tipo le e-email, i tweet e più in generale il world wide web – ha affermato Cerf – è evidente che stiamo correndo il rischio di perdere gran parte della nostra storia. Non vogliamo che le nostre vite digitali si dissolvano nel nulla e se ci interessa conservarle dobbiamo essere certi che gli oggetti digitali creati oggi possano essere accessibili anche in futuro”
Spaventoso vero?